Il mondo in 140 caratteri – di Gianni Davico

Il marketing ha mille sfaccettature. È composto di cose giganti (come un piano di marketing di 500 pagine che dorme polverosamente su qualche scrivania) e di cose piccolissime (come la firma a fondo mail, o tagline).

Oggi parliamo di Twitter, uno dei social media più in voga, più utili e – a seconda dei punti di vista – più divertenti.

Aprire un account di Twitter, che funziona come un mini-blog (i post hanno la lunghezza massima di 140 caratteri), è immediato e gratuito. Utilizzarlo in maniera fruttuosa richiede qualche accorgimento in più.

Tu ce l’hai un account di Twitter, vero? Se no: fai atto di penitenza e aprilo subito; poi ritorni a leggere. Se sì: come lo usi?

Ecco alcune regole da seguire.

Occorre innanzitutto che ci sia varietà nei post, ovvero che si cerchi un equilibrio tra i link, i pensieri originali, le citazioni eccetera che si propongono ai propri follower.

Occorre interagire con i propri follower che commentano quello che scrivi. Questo è un punto fondamentale, perché l’essenza del Web 2.0 sta tutta nell’interazione. O “i mercati sono conversazioni”, per dirla col Cluetrain Manifesto.

Occorre trovare un equilibrio nella frequenza dei propri post. Non è possibile dare un’indicazione precisa; ma, per fornire un parametro, dirò che un giorno sono arrivato a tredici post e mi sembrava troppo, ma meno di una decina la settimana mi sembra troppo poco.

Occorre tenere in considerazione il fatto che ai tuoi follower può interessare ogni tanto sapere quello che mangi o dove sei stato ieri sera, ma soprattutto ricevere informazioni utili per il loro lavoro o le loro passioni.

Ed ecco ora alcuni esempi di ottimi account.

Chris Guillebeau: da qualcuno che sfida l’autorità e le convenzioni un account perfettamente coerente con la sua strategia online e con sé.

Alessandra Guigoni: un’etnologa che scrive di sé, delle sue passioni e degli argomenti di cui è esperta. Qui è ottimo il tocco personale, l’idea che prima di fornire un servizio a qualcuno devi permettergli di conoscerti meglio, se lo desidera: e uno strumento come Twitter è perfetto allo scopo.

Mafe De Baggis: ci sono tutta l’ironia e l’intelligenza che la contraddistinguono, e il giusto numero di link (quindi non parla solo di sé, ma utilizza in maniera sapiente e accorta lo strumento).

Renato Beninatto: probabilmente la persona che conosce più persone al mondo nel mondo della traduzione. Il suo account mescola bene informazioni personali e informazioni professionali: lui è un vero maestro nell’arte del networking, e l’ovvio suggerimento è di seguirlo per imparare da lui. E, sempre in tema di marketing di traduttori, val la pena leggere questa intervista.

Come può Twitter essere usato per il business? Siamo ancora in una fase iniziale, quindi di sperimentazione, e non è possibile dare risposte univoche. Ma è importante esserci, studiare lo strumento, capire come funziona, fare gli esperimenti e gli errori necessari. E non dimentichiamo che rientra nella medesima logica di un blog. Ovvero, per dirla con Woody Allen, “90% of success in any job is a matter of showing up”.

Con la differenza significativa, però, che non basta farsi vedere: ma bisogna avere anche informazioni e conoscenze utili da trasmettere. Non vale, insomma, un’equazione del tipo 1.000 tweet = 1 cliente, ma certamente anche questo mezzo può contribuire a farci conoscere e quindi a portarci – per vie indirette ma sicure – dei clienti.

[Gianni Davico è socio fondatore di Tesi & Testi, società di traduzioni con sede a Torino. Ha pubblicato L’industria della traduzione. Realtà e prospettive del mercato italiano e svariati articoli sul mondo della traduzione. E’ docente del corso “Il marketing per il traduttore professionista”]

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