Diritto a un processo equo: la legge a tutela del diritto alla traduzione e all’interpretazione nei procedimenti penali

Il mio blog è successivo a questa legge, approvata nell’ottobre scorso dai Ministri della giustizia dell’UE e già approvata in precedenza dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Voglio segnalarla, anche se a scoppio ritardato, per l’importanza che riveste, nell’attesa di vedere come l’Italia la recepirà nel proprio diritto interno (gli Stati membri hanno 3 anni per recepire la legge nei rispettivi ordinamenti).

La nuova legge garantisce ai cittadini il diritto di essere sentiti, di partecipare alle udienze e di ricevere assistenza legale nella propria lingua in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell’UE. La Commissione ha insistito sul diritto alla traduzione e all’interpretazione durante tutto il procedimento penale.

Come anche dichiarato dalla Vicepresidente Viviane Redingil momento è storico: è stata approvata la primissima legge sul diritto dei cittadini a un processo equo. Per la Commissione europea è un importante primo passo verso la correzione di uno squilibrio tra i diritti dell’accusa e i diritti della difesa, per una giustizia migliore e più efficace in Europa”

Ricordo che il diritto all’interpretazione e alla traduzione per coloro che non parlano o non comprendono la lingua del procedimento è sancito dall’articolo 6 della CEDU, come interpretato nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

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