BREVETTO EUROPEO – il ricorso italiano del 31 maggio 2011

Il 31 maggio scorso L’Italia ha depositato presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea un ricorso contro la Decisione del Consiglio del 10 marzo 2011 con la quale si autorizza la creazione del brevetto europeo tramite la cooperazione rafforzata di 25 Paesi membri.

”Con tale ricorso” – si legge in una nota della Farnesina – “l’Italia ha inteso agire a difesa dei valori e degli obiettivi dell’Unione contro il tentativo di definire una gerarchia di poteri e di valori in violazione dei principi di pari dignita’ e di rispetto delle diversita’ linguistiche e culturali degli Stati membri”.

C’è anche un’altra parte del ricorso che merita, a mio avviso, di essere segnalata, anche se non riguarda gli aspetti linguistici che interessano direttamente i traduttori. Si tratta dello strumento della “cooperazione rafforzata”. L’Italia infatti, prosegue la nota, ”contesta, inoltre, la creazione di un precedente negativo nel processo d’integrazione europea: le cooperazioni rafforzate non sono infatti state immaginate come strumento divisivo, sostanzialmente teso a vanificare le norme dei Trattati che richiedono l’unanimita’, ma per consentire a gruppi di Stati di avviare sviluppi del processo di integrazione europea, cui altri Stati non sono interessati. La cooperazione rafforzata nel settore del brevetto e’ infine contraria allo spirito del mercato unico, perche’ suscettibile di creare divisioni e distorsioni all’interno di quest’ultimo, recando quindi pregiudizio alle nostre imprese”.

Si può essere d’accordo o meno, ma l’indicazione è importante, considerate le ripercussioni a livello politico e giuridico che un simile precedente potrebbe avere.

Riporto una sintesi della vicenda sino ad oggi, dal sito di FASI. E, per chi non lo avesse letto, il link ad un articolo citato in questo blog in cui si spiegava l’attuale sistema vigente in Europa e in che modo le cose cambierebbero, se venissero accolte le proposte legislative presentate dalla Commissione europea.

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