TRADURRE E’ COME SCOLPIRE? Un post di Andrea Spila

Collaborare con Andrea Spila e la Scuola Est significa essenzialmente, per me,  “partecipare”.  Star dentro a un’idea, a un progetto, vederlo nascere, prender forma e alla fine concretizzarsi nel prodotto del nostro lavoro. Che si tratti di un corso di STL o della EST poco conta. Il bello di questa collaborazione è la condivisione.

Ho chiesto ad Andrea di scrivere qualcosa che portasse anche voi “dietro le quinte” dell’ultimo programma pensato dalla Scuola Est per la sua Online Summer School. Un ciclo di seminari serali on line dedicati ad alcune competenze che possono permettere ai traduttori di sviluppare il proprio profilo professionale e migliorare la propria visibilità, la scrittura in primo luogo.

Tanto per darvi un’idea …di come nasce un’idea…

Ricordo ai nostri allievi che hanno diritto a sconti sulla quota di iscrizione. Basta richiedere qui l’apposito codice.

Buona lettura, e grazie mille Andrea!

Scrivere è come scolpire, bisogna togliere. Lo ha scritto Beppe Severgnini, ma prima di lui lo hanno detto in tanti, ricordandoci l’importanza dell’accurato lavoro di cesello sul testo, il labor limae di cui parlava Orazio nella sua Ars Poetica riferendosi all’instancabile e continua riformulazione che ogni scrittore impara a fare delle proprie parole. È un lavoro faticoso e doloroso ma è l’unico modo per evitare la «massa di parole inutili a spasso per il sistema solare», dando forma, per approssimazioni successive, a un’opera che non sarà mai del tutto completa.

La metafora della scultura per descrivere il lavoro dello scrittore non si ferma però alla dimensione del levare. Prima di scolpire le parole, a chi scrive è richiesto di sbozzare immagini, levigare ricordi, eliminare i detriti dagli odori e dai sapori per renderli accessibili e leggibili a sé e agli altri. Anche questo è un lavoro di riformulazione. Lo scultore ha di fronte a sé il blocco di marmo, lo scrittore il blocco di carta, ma la materia grezza su cui lavorano è la stessa, l’immaginazione.

Nei giorni scorsi mi è capitato di veder nascere una scultura, di vederla immaginata negli occhi dello scultore, con il blocco di marmo ancora intatto, prima che il frullino e poi il bulino cominciassero a dare gradualmente forma a quell’immagine. Un’idea si è fatta materia, anzi meglio ha attaccato la materia per trovare la sua espressione. Capita a tutti noi che scriviamo, qualunque cosa scriviamo, in qualunque modo scriviamo. Lavoriamo prima quello che abbiamo negli occhi, nel naso, nelle orecchie, nel cuore, nella mente. Sbozziamo dentro di noi prima di sbozzare fuori.

Anche tradurre è come scolpire? A me pare proprio di sì, anche se il lavoro del traduttore-scultore è forse ancora più faticoso, duro quasi come quello di un minatore. Perché prima di metterci al lavoro sul nostro blocco, dobbiamo ripercorrere a ritroso la via che ha portato lo scrittore a scolpire la sua opera, metaforicamente spostandoci dall’atelier alla miniera per ritrovare i massi dai quali è partito.

«Il traduttore è costretto a compiere una sorta di viaggio nell’interiorità dello scrittore, alla ricerca delle connotazioni più riposte, degli echi più spenti della sua voce, in un lavoro che non a caso viene accostato alla psicoanalisi» scrive Ilide Carmignani, sottolineando l’intimità del rapporto che lega il traduttore allo scrittore. Una volta compiuto questo viaggio possiamo finalmente sederci davanti al nostro blocco e cominciare a scrivere.

PS Claudio Magris ha scritto parole illuminanti sul tradurre e sul rapporto tra traduttore e scrittore: «Ricordo che una volta il traduttore olandese, Anton Maakman, mi ha chiesto: ma lei cosa intende con l’espressione ‘incertezza della sera’? Allora gli ho scritto una paginetta, un breve saggio, per cercare di far sì che potesse ripercorrere il vissuto che aveva condotto a quella formulazione, che è poi l’ideale utopico di ogni traduzione; insomma, per tradurre un colore che cala una sera su un’ansa di un fiume, bisognerebbe in qualche modo sapere cosa è stato quel vissuto, in quella sera».  (Gli autori invisibili, Besa, 2008)

Annunci