Come si diventa traduttori letterari?… un post di Chiara Marmugi

Ripropongo, per gli iscritti al corso del 15 settembre, a Milano, un post scritto qualche mese fa dalla docente, Chiara Marmugi, in occasione della prima edizione pisana dello scorso 25 febbraio.

Buona lettura!

Con Sabrina abbiamo pensato di organizzare questo corso perché ogni volta che mi capita di parlare in pubblico immancabilmente qualcuno domanda: “Come si diventa traduttori letterari?” e dato il contesto non riesco mai a rispondere in maniera esaustiva.
È chiaro che non esiste una formula magica che ci apre le porte dell’editoria, ma al corso cercheremo di darvi qualche consiglio che potrà aiutarvi a bussare nei modi e con i tempi giusti, e a evitare soprattutto gli errori fatali che molti principianti non sanno di commettere.
Qualche suggerimento però vorremmo darvelo anche qui sul blog di STL, nel caso non aveste il tempo per venire a lezione.
Il primo consiglio che mi sento di dare, e che a molti potrà apparire scontato, è quello di studiare. Studiare bene la lingua di partenza, qualsiasi essa sia, ma anche la lingua di arrivo, nel nostro caso l’italiano. Lingua source e lingua target sono ugualmente importanti. La prima possiamo anche darla per scontata, visto che a nessuno verrebbe in mente di intraprendere la carriera di traduttore o traduttrice senza conoscere la lingua da cui si vuole tradurre. Ma la conoscenza della seconda, ovvero della propria lingua, come si approfondisce? Come si impara a scrivere bene in italiano?
Innanzi tutto leggendo molto. Leggendo cose scritte bene e leggendo testi che trattano gli argomenti su cui vorremmo lavorare. Se vorreste tradurre gialli, leggete dei bei gialli, scritti bene, sia in italiano che in traduzione. Individuate dei bravi scrittori e dei bravi traduttori e spulciate i loro testi. Se invece vi piace la critica d’arte, saccheggiate i cataloghi delle mostre, gli illustrati e i libri di critica e analizzate frase per frase, concentrandovi sulla terminologia – già che ci siete, iniziate a crearvi un bel glossario personalizzato – e sulla sintassi, ma anche sul ritmo del testo e sulla voce narrante. Lo stesso vale per la letteratura rosa, i libri per ragazzi, i fantasy, il romanzo storico, la letteratura di viaggio…
Visto che volete imparare a scrivere per tradurre, un altro consiglio che posso darvi è quello di confrontare un testo tradotto e pubblicato con il suo originale. Esistono fior di traduttori da ogni lingua, individuate quelli che stimate di più e fate un vero e proprio lavoro di bottega provando a pre-tradurre i testi e poi facendo il confronto con le loro pubblicazioni. Sarà come avere un insegnante tutto per voi.
E l’ultimo suggerimento che posso dare a chi vuole imparare a scrivere in un buon italiano è quello di… scrivere! Scrivete appena potete e rileggetevi tanto e spesso, in modo tale da individuare gli errori per voi più ricorrenti e lavorare poi su quelli. Ai miei allievi consiglio spesso di aprire un blog, perché scripta manent e soprattutto vanno in giro per il mondo, obbligandovi a curare bene lo stile, se volete essere letti. Potete scrivere di tutto, recensioni di libri e film, critiche a traduzioni già pubblicate, ma anche la cronaca degli avvenimenti del palazzo in cui vivete, le imprese di vostro figlio – il mommy-blogging al momento va fortissimo! – i pensieri del vostro cane… scrivete di un argomento che vi sta a cuore, rileggete spesso e con attenzione e vedrete che con l’esercizio la scrittura sarà sempre più fluida e corretta e di conseguenza le vostre traduzioni zoppicheranno sempre meno.

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