I requisiti relativi all’attività professionale del traduttore e dell’interprete in un progetto di norma UNI

Sul sito dell’UNI* è stato pubblictradurreato un articolo in cui si informa che è giunto alla fase conclusiva il lavoro su un nuovo progetto di norma UNI che definisce i requisiti relativi all’attività professionale del traduttore e dell’interprete. Il documento stabilisce le conoscenze, le abilità e le competenze di queste figure professionali e sarà sottoposto prossimamente alla fase di inchiesta pubblica finale.

Questo il link all’articolo, che contiene un’interessante intervista a Orietta Olivetti, vicepresidente nazionale AITI (Associazione Italiana Traduttori Interpreti) e coordinatrice del gruppo di lavoro UNI che ha messo a punto il progetto di norma.

E qui di seguito un post esplicativo della redazione di AITI:

A seguito dell’interesse dimostrato e ad alcuni quesiti posti in rete, è importante precisare che la legge 4/2013 prevede
a) l’attestato di qualità rilasciato dalle associazioni riconosciute e iscritte al MISE (Art. 4.1) e
b) la certificazione di terza parte secondo la norma UNI (Art. 9).

Tuttavia, questi elementi non sono obbligatori e non sono indispensabili per l’esercizio della professione.

Si tratta di criteri che la legge promuove al fine di offrire ai professionisti degli strumenti per qualificarsi sul mercato e di consentire ai committenti di operare una scelta consapevole.

Al contrario dell’attestato di qualità, per ottenere una certificazione di terza parte a norma UNI non è necessario essere iscritti a un’associazione.

I profili descritti nella bozza della norma comprendono le figure più rappresentative del mercato e sono trasversali. La bozza prevede che il richiedente possa certificarsi per più di un profilo specialistico e per più di una combinazione linguistica.

 

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* Ente Nazionale Italiano di Unificazione – associazione privata senza scopo di lucro fondata nel 1921 e riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie – le cosiddette “norme UNI” – in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario (tranne in quelli elettrico ed elettrotecnico).

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